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rosminiennes
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NOTA DELLA
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE SUL VALORE DEI DECRETI DOTTRINALI
CONCERNENTI IL PENSIERO E LE OPERE DEL REV.DO SACERDOTE ANTONIO ROSMINI SERBATI
, 30.06.2001
NOTA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE SUL VALORE DEI DECRETI
DOTTRINALI CONCERNENTI IL PENSIERO E LE OPERE DEL REV.DO SACERDOTE ANTONIO
ROSMINI SERBATI
l. Il Magistero della Chiesa, che ha il dovere di
promuovere e custodire la dottrina della fede e preservarla dalle ricorrenti
insidie provenienti da talune correnti di pensiero e da determinate prassi, a
più riprese si è interessato nel secolo XIX ai risultati del lavoro
intellettuale del Rev.do Sacerdote Antonio Rosmini Serbati (1797-1855), ponendo
all'Indice due sue opere nel 1849, dimettendo poi dall'esame, con Decreto dottrinale
della Sacra Congregazione dell'Indice, l'opera omnia nel 1854, e,
successivamente, condannando nel 1887 quaranta proposizioni, tratte da opere
prevalentemente postume e da altre opere edite in vita, col Decreto dottrinale,
denominato Post obitum, della Sacra Congregazione del Sant'Uffizio (Denz
3201-3241).
2. Una lettura approssimativa e superficiale di questi
diversi interventi potrebbe far pensare ad una intrinseca e oggettiva
contraddizione da parte del Magistero nell'interpretare i contenuti del
pensiero rosminiano e nel valutarli di fronte al popolo di Dio. Tuttavia una
lettura attenta non soltanto dei testi, bensì anche del contesto e della
situazione in cui sono stati promulgati, aiuta a cogliere, pur nel necessario
sviluppo, una considerazione insieme vigile e coerente, mirata sempre e
comunque alla custodia della fede cattolica e determinata a non consentire sue
interpretazioni fuorvianti o riduttive. In questa stessa linea si colloca la
presente Nota sul valore dottrinale dei suddetti Decreti.
3. Il Decreto del 1854, con cui vennero dimesse le opere
del Rosmini, attesta il riconoscimento dell'ortodossia del suo pensiero e delle
sue intenzioni dichiarate, allorché rispondendo alla messa all'indice delle sue
due opere nel 1849, egli scrisse al Beato Pio IX: " Io voglio appoggiarmi
in tutto sull'autorità della Chiesa, e voglio che tutto il mondo sappia che a
questa sola autorità io aderisco "1. Il Decreto stesso
tuttavia non ha inteso significare l'adozione da parte del Magistero del
sistema di pensiero rosminiano come strumento filosofico-teologico di
mediazione della dottrina cristiana e nemmeno intende esprimere alcun parere
circa la plausibilità speculativa e teoretica delle posizioni dell'autore.
4. Le vicende successive alla morte del Roveretano
richiesero una presa di distanza dal suo sistema di pensiero, e in particolare
da alcuni enunciati di esso. E' necessario illuminare anzitutto i principali
fattori di ordine storico-culturale che influirono su tale presa di distanza
culminata con la condanna delle "Quaranta Proposizioni" del Decreto Post
obitum del 1887.
Un primo fattore si riferisce al progetto di rinnovamento
degli studi ecclesiastici promosso dall'Enciclica Aeterni Patris (1879)
di Leone XIII, nella linea della fedeltà al pensiero di S. Tommaso d'Aquino. La
necessità ravvisata dal Magistero pontificio di fornire uno strumento
filosofico e teoretico, individuato nel tomismo, atto a garantire l'unità degli
studi ecclesiastici soprattutto nella formazione dei sacerdoti nei Seminari e
nelle Facoltà teologiche, contro il rischio dell'eclettismo filosofico, pose le
premesse per un giudizio negativo nei confronti di una posizione filosofica e
speculativa, quale quella rosminiana, che risultava diversa per linguaggio e
per apparato concettuale dalla elaborazione filosofica e teologica di S.
Tommaso d'Aquino.
Un secondo fattore da tenere presente è che le
proposizioni condannate sono estratte in massima parte da opere postume
dell'autore, la cui pubblicazione risulta priva di qualsiasi apparato critico
atto a spiegare il senso preciso delle espressioni e dei concetti adoperati in
esse. Ciò favorì un'interpretazione in senso eterodosso del pensiero
rosminiano, anche a motivo della difficoltà oggettiva di interpretarne le
categorie, soprattutto se lette nella prospettiva neotomista.
5. Oltre a questi fattori determinati dalla contingenza
storico-culturale ed ecclesiale del tempo, si deve comunque riconoscere che nel
sistema rosminiano si trovano concetti ed espressioni a volte ambigui ed
equivoci, che esigono un'interpretazione attenta e che si possono chiarire
soltanto alla luce del contesto più generale dell'opera dell'autore.
L'ambiguità, l'equivocità e la difficile comprensione di alcune espressioni e
categorie, presenti nelle proposizioni condannate, spiegano tra l'altro le
interpretazioni in chiave idealistica, ontologistica e soggettivistica, che
furono date da pensatori non cattolici, dalle quali il Decreto Post obitum
oggettivamente mette in guardia. Il rispetto della verità storica esige inoltre
che venga sottolineato e confermato il ruolo importante svolto dal Decreto di
condanna delle "Quaranta Proposizioni", in quanto non solo esso ha
espresso le reali preoccupazioni del Magistero contro errate e devianti
interpretazioni del pensiero rosminiano, in contrasto con la fede cattolica, ma
anche ha previsto quanto di fatto si è verificato nella recezione del
rosminianesimo nei settori intellettuali della cultura filosofica laicista,
segnata sia dall'idealismo trascendentale sia dall'idealismo logico e
ontologico. La coerenza profonda del giudizio del Magistero nei suoi diversi
interventi in materia è verificata dal fatto che lo stesso Decreto dottrinale Post
obitum non si riferisce al giudizio sulla negazione formale di verità di
fede da parte dell'autore, ma piuttosto al fatto che il sistema
filosofico-teologico del Rosmini era ritenuto insufficiente e inadeguato a
custodire ed esporre alcune verità della dottrina cattolica, pur riconosciute e
confessate dall'autore stesso.
6. D'altra parte, si deve riconoscere che una diffusa,
seria e rigorosa letteratura scientifica sul pensiero di Antonio Rosmini,
espressa in campo cattolico da teologi e filosofi appartenenti a varie scuole
di pensiero, ha mostrato che tali interpretazioni contrarie alla fede e alla
dottrina cattolica non corrispondono in realtà all'autentica posizione del
Roveretano.
7. La Congregazione per la Dottrina della Fede, a seguito
di un approfondito esame dei due Decreti dottrinali, promulgati nel secolo XIX,
e tenendo presenti i risultati emergenti dalla storiografia e dalla ricerca
scientifica e teoretica degli ultimi decenni, è pervenuta alla seguente
conclusione:
Si possono attualmente considerare ormai superati i
motivi di preoccupazione e di difficoltà dottrinali e prudenziali, che hanno
determinato la promulgazione del Decreto Post obitum di condanna delle
"Quaranta Proposizioni" tratte dalle opere di Antonio Rosmini. E ciò
a motivo del fatto che il senso delle proposizioni, così inteso e condannato
dal medesimo Decreto, non appartiene in realtà all'autentica posizione di
Rosmini, ma a possibili conclusioni della lettura delle sue opere. Resta
tuttavia affidata al dibattito teoretico la questione della plausibilità o meno
del sistema rosminiano stesso, della sua consistenza speculativa e delle teorie
o ipotesi filosofiche e teologiche in esso espresse.
Nello stesso tempo rimane la validità oggettiva del
Decreto Post obitum in rapporto al dettato delle proposizioni
condannate, per chi le legge, al di fuori del contesto di pensiero rosminiano,
in un'ottica idealista, ontologista e con un significato contrario alla fede e
alla dottrina cattolica.
8. Del resto la stessa Lettera Enciclica di Giovanni
Paolo II Fides et ratio, mentre annovera il Rosmini tra i pensatori più
recenti nei quali si realizza un fecondo incontro tra sapere filosofico e
Parola di Dio, aggiunge nello stesso tempo che con questa indicazione non si
intende "avallare ogni aspetto del loro pensiero, ma solo proporre esempi
significativi di un cammino di ricerca filosofica che ha tratto considerevoli
vantaggi dal confronto con i dati della fede ".2
9. Si deve altresì affermare che l'impresa speculativa e
intellettuale di Antonio Rosmini, caratterizzata da grande audacia e coraggio,
anche se non priva di una certa rischiosa arditezza, specialmente in alcune
formulazioni, nel tentativo di offrire nuove opportunità alla dottrina
cattolica in rapporto alle sfide del pensiero moderno, si è svolta in un
orizzonte ascetico e spirituale, riconosciuto anche dai suoi più accaniti
avversari, e ha trovato espressione nelle opere che hanno accompagnato la
fondazione dell'Istituto della Carità e quella delle Suore della Divina
Provvidenza.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel
corso dell'Udienza dell'8 giugno 2001, concessa al sottoscritto Cardinale
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha approvato questa
Nota sul valore dei Decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere del
Rev.do Sacerdote Antonio Rosmini Serbati, decisa nella Sessione Ordinaria, e ne
ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina
della Fede, il 1 luglio 2001.
+JOSEPH Card. RATZINGER
Prefetto
+TARCISIO BERTONE S.D.B.
Arcivescovo emerito di Vercelli
Segretario
1 ANTONIO ROSMINI, Lettera
al Papa Pio IX, in: Epistolario completo, Casale Monferrato, tip.
Pane 1892, vol. X, 541 (lett. 6341).
2 GIOVANNI
PAOLO II, Lett. Enc. Fides et ratio, n.74, in: AAS, XCL, 1999 - I,62.
[01124-01.01] [Testo originale: Italiano]